Teatro di Calabria | Sale l'attesa per l'ultima data di TITAN - i fuochi di Prometeo

23 Luglio - 2017  

È uno straordinario Salvatore Venuto a vestire i panni del protagonista di "TITAN - i fuochi di Prometeo" in scena nel Chiostro del San Giovanni, a Catanzaro. L'opera, a cura del Teatro di Calabria, che ha già fatto registrare il tutto esaurito nelle date di debutto, ritorna in un ultima, imperdibile data, mercoledì 26 luglio, per emozionare ed incantare il pubblico che da tutta la Calabria sta accorrendo per prendere parte agli spettacoli della rassegna GRÆCALIS.
Creatura divina caduta sulla Terra e costretta alla sofferenza o, al contrario, essere terreno che aspira al Cielo, Prometeo da sempre incarna il Preveggente che sa ma non può modificare il Destino. Capisce che è necessario un Dio che imprima ordine al Caos, ma a questo Dio non vuole sottostare. Sperimenta la grandezza e la miseria della ragione. Prometeo accompagna i destini umani e, multiforme ed ambiguo, assume gli aspetti più diversi e si identifica in personaggi che da lui hanno ereditato la presunzione razionale, l'orgoglio forsennato e la nobile sopportazione della sconfitta. La Tragedia propone sulla scena Prometeo, Francesco d'Assisi e Cyrano di Bergerac, emblemi dell'eterna volontà umana di attingere l'onnipotenza aspirando ad un Cielo che eternamente li respinge e li destina alla sofferenza, lasciandoli a contemplare dolenti la miseria della ragione umana. La rappresentazione si apre con la figura di Prometeo che confessa le proprie colpe e compiange le proprie pene e si chiude con l'ira di Giove che si abbatte sul Titano. In mezzo a questa vicenda, ripresa dal testo originale di Eschilo, si inseriscono due quadri autonomi con i personaggi di Francesco d'Assisi e di Cyrano di Bergerac reinventati in testi originali dal prof. Luigi La Rosa (Il monologo di Cyrano attinge anche da Guccini). Prometeo, quindi, si trasferisce negli altri personaggi per poi alla fine ritornare sulla scena e accogliere, nel
suo destino di sventura, tutti quelli che lo hanno seguito.
L'eternità del mito prometeico viene espressa sin dall'arrivo in sala dello spettatore: sulla scena, atemporale e drammaticamente essenziale si trova il Titano, chiuso nelle sue sofferenze, consumato dal dolore e annientato dal peso della sua stessa consapevolezza.
Una sconfitta che prova il fisico ma non lo spirito del Titano: il racconto delle proprie pene viene presto sostituito dal ruggito rabbioso e fiero che Prometeo scaglia contro Giove, responsabile di quel tragico supplizio.
Al cospetto di Oceano, un magistrale Aldo Conforto, e delle Oceanine, dee delle acque interpretate dalle bravissime Marta Parise, Alessandra Macchioni, Mariarita Albanese e Anna Maria Corea, Prometeo ammetterà la sua unica colpa: quella cioè, di aver protetto e aiutato gli uomini, donando loro le arti, il Fuoco, e soprattutto “cieche speranze” che li rendevano immuni dal desiderio di sterminio di Giove. La voce delle Oceanine, riecheggiante e sciabordante come le onde del mare, accompagnerà il Titano nelle varie reincarnazioni
nel corso dei tempi: ecco così che il suono dell'acqua, della tempesta che monta e dei tuoni di Giove accompagnerà San Francesco e Cyrano, prometeici nello spirito ma non nel corpo, come un tragico e premonitore raccordo musicale tra i vari momenti del dramma.
La furia distruttiva del Re degli Dei, tiranno e non sovrano, si abbatterà infine sul corpo di Prometeo, nuovamente prigioniero della rupe, non prima però che il Titano abbia urlato contro il Cielo la sua rabbia.

Appuntamento dunque per assistere a questa performance di grande talento, sotto la regia di Aldo Conforto (che ha curato anche con grande maestria i costumi di scena). Una particolare nota di merito, infine, per le musiche originali a cura del Maestro Giulio De Carlo, la consulenza artistica di Oreste Sergi Pirrò e le scenografie a cura dell'artista internazionale Cesare Citriniti. Con la partecipazione straordinaria del Maestro Francesco Piro, interprete eccelso di un assolo di danza contemporanea. La bellissima fotografia è, invece, di Francesco Mazza.