Il Teatro di Calabria e i giovani

Marta   14 Febbraio - 2019  

Manca poco ad “EUMENIDI”.

Si mettono a punto gli ultimi preparativi, si rivedono i particolari, si cesellano i piccoli gesti. Il primo incontro con il pubblico avverrà sabato mattina, con gli studenti dei Licei di Catanzaro. Un appuntamento divenuto consueto, ma che ci emoziona sempre. Dopo quasi dieci anni di attività, ci sentiamo di smentire un luogo comune molto diffuso: i giovani non sono per nulla disinteressati al Teatro. I nostri spettacoli dedicati a giovani e giovanissimi sono delle vere e proprie sorprese: ogni volta, riceviamo una critica, un apprezzamento, un'analisi dell'opera che ci stupisce. I giovani sono attenti critici del Teatro: ne colgono sfumature inaspettate, ci aiutano a dare una chiave di lettura diversa e profonda alle opere che mettiamo in scena. Certo, non è semplice mettere in contatto i giovani con una forma d'Arte complessa come il Teatro, e forse è ancor più difficile se parliamo di teatro classico. Eppure, quando questo contatto avviene, si crea una vera e propria alchimia. 

Oggi abbiamo chiesto a Clizia e Bunty, i più giovani componenti del TdC, cosa significa per loro "fare teatro".

Come siete venuti in contatto con il mondo del Teatro? Era un vostro sogno di bambini o è stato un incontro “casuale?”

Clizia: Sin da bambina ho avuto desiderio di recitare. Solo dopo i vent’anni però, mi sono avvicinata al Teatro. Forse, negli anni ho provato inconsciamente ed involontariamente a "soffocare" questo desiderio, ma una tale passione è difficile da tenere a bada. Così, durante gli anni universitari, confessai a mia madre la mia volontà, forse è meglio chiamarla necessità, di fare teatro. Lei, che conosceva il Maestro Conforto, mi mise in contatto. Così è iniziata la mia meravigliosa esperienza con il Teatro di Calabria.

Bunty: La voglia di cimentarmi con il Teatro è nata grazie ad un mio amico, che mi ha fatto avvicinare a questo mondo da giovanissimo. E' stata una vera e propria avventura: ho infatti scoperto lati di me che non pensavo di avere. Sono entrato in contatto con il Teatro di Calabria grazie alla locandina di uno spettacolo, Antigone, ma l'approccio vero e proprio è stato con la visione del Miles Gloriosus. Ho assistito, da spettatore, ad altre opere messe in scena e questo ha fatto crescere in me la curiosità di voler fare parte di questo gruppo. Così, ho seguito i corsi di Dizione e il laboratorio di teatro classico curati dal TdC e... Eccoci qui!

Nel TdC ci sono diverse generazioni a confronto: come vivi questa "diversità" di vissuto e di approcci?

Clizia: Poche volte ho incontrato una tale varietà di personalità all’interno dello stesso gruppo,come si può trovare nel Teatro di Calabria. Non solo perché ci sono indubbiamente delle differenze generazionali, ma perché ognuno ha un carattere diverso, peculiare, e questo è bello. La diversità è ricchezza, e ciò permette di tornare a casa ogni sera con un bagaglio un pò più pesante, ma che dà sempre grande soddisfazione.

Quale è il tuo approccio al Teatro? Come vivi questa passione?

Bunty: Il teatro va vissuto e alimentato a 360°. E' uno stimolo emotivo, culturale e sociale di grande importanza. Avendo vissuto esperienze da entrambe le parti, sia da fuori che da sopra il palcoscenico, posso dire che non c'è nulla di più esaltante ed estenuante che fare Teatro. E' una passione che ti completa e ti svuota al tempo stesso, ma che ti arricchisce enormemente.

Clizia: Il mio è stato un approccio un pò particolare perché, nonostante questa passione fosse radicata in me profondamente, ho avuto sempre un forte senso di responsabilità verso gli studi che stavo affrontando e questo non mi ha permesso di dedicarmi al teatro come avrei voluto. E' un'Arte che richiede notevoli sforzi mentali: serve concentrazione, sia durante le prove che a casa, poiché è necessario molto studio e una profonda conoscenza del personaggio e dell’intera opera; bisogna fare un processo di riflessione e rielaborazione personale e collettiva; bisogna impiegare tutte le energie necessarie per far vivere un personaggio. Spesso è difficoltoso esternare quello che abbiamo dentro: bisogna lavorare su sé stessi, fino al punto in cui diventiamo parte del personaggio e il personaggio parte di noi. Andare a teatro potrebbe essere grossolanamente paragonato all’andare in palestra, quindi ad un modo per svagarsi, ma con molte differenze: il Teatro è una palestra, forse la migliore palestra, non solo del corpo, ma soprattuttodella mente.

I giovani e il Teatro: cosa consiglieresti ad un tuo coetaneo che si avvicina a questo mondo?

Clizia: Graecalis non è solo una rassegna teatrale, ma la chiave che permette di accedere ad una civiltà, quella della Magna Grecia, la cui identità ci appartiene ma che noi, che siamo figli di quella cultura, abbiamo perso da tempo. La nostra civiltà, oggi più che mai, ha bisogno di "risorgere" sotto tutti i punti di vista, che si tratti di valori personali, di politica, del modo di agire e relazionarsi con gli altri. Per questo credo sia particolarmente importante che i giovani assistano alle rappresentazioni di Graecalis. Noi giovani abbiamo la responsabilità morale di creare basi solide per un futuro diverso, migliore. Vorrei porre l’attenzione su un concetto: riprendere opere concepite in un’epoca così antica, non significa focalizzarsi ulteriormente su qualcosa di troppo "vecchio”. Le opere greche sono incredibilmente attuali, ed è proprio in questo che risiede la loro grandezza

Bunty: Concordo con Clizia. Noto un certo pregiudizio tra i giovani della mia età verso il Teatro in generale ed il teatro classico in particolare. Viene percepito come qualcosa di statico, vecchio, lontano ed è invece tutt'altro. Sono le nostre radici, la nostra cultura madre. Inoltre, si pensa che fare teatro sia qualcosa di troppo complesso, difficile, noioso alle volte. Per me, che sono un ragazzo di 25 anni, credo non ci sia nulla di più stimolante, divertente e naturale del salire su un palco e cercare di essere mille persone diverse, di vivere mille vite diverse dalla tua, sera dopo sera. E’ un’esperienza che consiglio di provare ,sia come attore o come spettatore.D'altronde, tentar non nuoce, ma se dovesse nuocere, credo che sia un "male di vivere" stupendo