GRÆCALIS 2015

 

Τιταν- I fuochi di Prometeo 

Con Τιταν - I FUOCHI DI PROMETEO si apre il II ciclo di rappresentazioni classiche di Graecalis 2015.

Creatura divina caduta sulla Terra e costretta alla sofferenza o, al contrario, essere terreno che aspira al Cielo, Prometeo da sempre incarna il Preveggente che sa ma non può modificare il Destino.

Capisce che è necessario un Dio che imprima ordine al Caos, ma a questo Dio non vuole sottostare. Sperimenta la grandezza e la miseria della ragione. Prometeo accompagna i destini umani e, multiforme ed ambiguo, assume gli aspetti più diversi e si identifica in personaggi che da lui hanno ereditato la presunzione razionale, l'orgoglio forsennato e la nobile sopportazione della sconfitta. In una parola, il titanismo.

La Tragedia propone sulla scena Prometeo, Francesco d'Assisi e Cyrano di Bergerac, emblemi dell'eterna volontà umana di attingere l'onnipotenza aspirando ad un Cielo che eternamente li respinge e li destina alla sofferenza, lasciandoli a contemplare dolenti la miseria della ragione umana.

La rappresentazione si apre con la figura di Prometeo che confessa le proprie colpe e compiange le proprie pene e si chiude con l'ira di Giove che si abbatte sul Titano. In mezzo a questa vicenda, ripresa dal testo originale di Eschilo, si inseriscono due quadri autonomi con i personaggi di Francesco d'Assisi e di Cyrano di Bergerac reinventati in testi originali dal Prof. Luigi La Rosa. ( Il monologo di Cyrano attinge anche da Guccini).

Prometeo, quindi, si trasferisce negli altri personaggi per poi alla fine ritornare sulla scena e accogliere, nel suo destino di sventura, tutti quelli che lo hanno seguito.

Note di Regia

L'eternità del mito prometeico viene espressa sin dall'arrivo in sala dello spettatore: sulla scena, atemporale e drammaticamente essenziale si trova il Titano, chiuso nelle sue sofferenze, consumato dal dolore e annientato dal peso della sua stessa consapevolezza.

Una sconfitta che prova il fisico ma non lo spirito del Titano: il racconto delle proprie pene viene presto sostituito dal ruggito rabbioso e fiero che Prometeo scaglia contro Giove, responsabile di quel tragico supplizio.
Al cospetto di Oceano, titano anche egli, e delle Oceanine, dee delle acque, Prometeo ammetterà la sua unica colpa: quella cioè, di aver protetto e aiutato gli uomini, donando loro le arti, il Fuoco, e soprattutto “cieche speranze” che li rendevano immuni dal desiderio di sterminio di Giove.   
La voce delle Oceanine, riecheggiante e sciabordante come le onde del mare, accompagnerà il Titano nelle varie reincarnazioni nel corso dei tempi: ecco così che il suono dell'acqua, della tempesta che monta e dei tuoni di Giove accompagnerà San Francesco e Cyrano, prometeici nello spirito ma non nel corpo, come un tragico e premonitore raccordo musicale tra i vari momenti del dramma.
La furia distruttiva del Re degli Dei, tiranno e non sovrano, si abbatterà infine sul corpo di Prometeo, nuovamente prigioniero della rupe, non prima però che il Titano abbia urlato contro il Cielo la sua rabbia.

CAST

Salvatore Venuto

Paolo Formoso

Mariarita Albanese

Alessandra Macchioni

Marta Parise

Anna Maria Corea

Con la partecipazione di Francesco Piro

 

Testo a cura di

Luigi La Rosa

 

REGIA

Aldo Conforto

 

Service: Maurizio Rafele

Per le foto si ringraziano:

Pasquale Gagliano

Gianluca Posella

 

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